venerdì 31 luglio 2015

Come mangiare?




Qualcuno si interroga spesso su cosa mangiare e in che quantità, però vi assicuro che è in ugual misura importante, come e in che stato d’animo si mangia. Se solo si pensa all’effetto placebo, che ci guarisce e cambia anche morfologicamente il corpo, si può capire come si mangia e si digerisce con gli occhi e col naso, cioè con la mente, che agisce sulla bocca, sullo stomaco e su tutto il corpo. Uno stato mentale adeguato è la base per intraprendere un pasto che possa essere predigerito, ingoiato, digerito e assimilato ed evitando patologie. Perché degli stati di eccitazione come rabbia, litigi, risate, discussioni animate, sia euforiche che rabbiose, fretta, stress, ansia, logorrea, depressione, ecc. compromettono anche gravemente la masticazione, che rende, quest’ultima, la digestione difficoltosa, mal fatta, e compromette anche il deglutire, che può portare al soffocamento (vedi manovra di heimlich[1]) e alla morte. Di seguito vi spiegherò meglio.

giovedì 25 giugno 2015

Sassi




Esseri, entità, significati - di Gé Fratello


Pensate ai sassi tra i binari, ai cocci di vetro, alle cartacce: potrebbero essere belli da vedere. Togliamoli per un attimo dalle rotaie e pensiamo che il sasso rompe e il coccio di vetro taglia, ma tra le rotaie non sono per quello e neanche la carta ormai è lì per essere scritta. Il sasso e il coccio, che è uno strano sasso, non sanno cosa fanno tra le rotaie, ma sanno che forse potrebbero rompere e tagliare; intanto sono lì e credono che dovrebbero fare quello che pensano di essere, mentre fanno altro, che ritengono utile e dovuto, come prendere il sole e alcuni, tra chi guarda da fuori, dicono tra loro, che i sassi sono lì per fermare le erbacce.

sabato 16 maggio 2015

Psico-banalità dominante (dove siamo andati a finire?)




di Gé Fratello- Psico-banalità dominante


Ci hanno insegnato che in questo mondo contemporaneo la cultura è importante e anche la cura della persona; succede che nella realtà i concetti, le teorie, la retorica volano molto spesso disgiunti dai fatti.

Diversità 7




di Gé Fratello - Diversità 7

Quando la diversità era normale si stava felicemente in disaccordo con ironia, ma con rispetto; ci si confrontava sulle idee e si rideva di sé, senza attaccarsi morbosamente all’avere, all’essere, al vincere. Perché era abitudine sorridere di tutto ciò che era consolidato, universalmente riconosciuto, dando la possibilità alla mente di avere continue formulazioni arricchenti. Ridendo quasi indifferentemente delle proprie idee si stava in allegria e senza umiliazione, in questo modo un varco era sempre aperto e si acquisivano idee, si aggiustavano idee, si agglomeravano nuove idee con pezzi di idee altrui evitando il rischio di sedimentazioni cementificate.
E poi dopo una lunga passeggiata nella natura si beveva tutti assieme un buon bicchier di vino.

sabato 2 maggio 2015

Diversità 6




Diversità 6 - Di Gé Fratello

Essere diversi era il comportamento non detto ma dimostrato, era il complimento e l’apprezzamento tangibile, era la paura svelata, il tempo speso a guardare, era raccogliere insieme i fiori per fare il tè, era viaggiare sotto il sole nel sottobosco, camminare a vent’anni nei torrenti, fare uno spuntino nella natura in un giorno di pioggia, guardare l’altro e vedere qualcosa di nuovo.

sabato 25 aprile 2015

Diversità 5




di Gé Fratello - Diversità 5

Quando i diversi erano veri si faceva uscire le diversità, anche quelle nocive, rendendole visibili. Questa abitudine trasportava nel flusso anche ciò che l’individuo non conosceva e gli altri facevano diplomaticamente notare questo prodotto uscito. Nessuno aveva paura di essere ammalato, perché tutti sapevano di esserlo e, il fatto di essere ammalati pubblicamente, arricchiva, perché si teneva ciò che aveva di utile la malattia, si conosceva, si ottimizzava, si sublimava il peggio e si imparava a vederlo meglio, in ognuno si vedeva comunque parte di se stessi. Cosicché la diversità disinvolta e consueta lasciava trapelare i lati ombra sfuggenti evitando che essi diventassero i padroni.