Qualcuno si interroga
spesso su cosa mangiare e in che quantità, però vi assicuro che è in ugual
misura importante, come e in che stato d’animo si mangia. Se solo si pensa
all’effetto placebo, che ci guarisce e cambia anche morfologicamente il corpo,
si può capire come si mangia e si digerisce con gli occhi e col naso, cioè con
la mente, che agisce sulla bocca, sullo stomaco e su tutto il corpo. Uno stato
mentale adeguato è la base per intraprendere un pasto che possa essere
predigerito, ingoiato, digerito e assimilato ed evitando patologie. Perché
degli stati di eccitazione come rabbia, litigi, risate, discussioni animate,
sia euforiche che rabbiose, fretta, stress, ansia, logorrea, depressione, ecc.
compromettono anche gravemente la masticazione, che rende, quest’ultima, la
digestione difficoltosa, mal fatta, e compromette anche il deglutire, che può
portare al soffocamento (vedi manovra di heimlich[1]) e alla morte. Di
seguito vi spiegherò meglio.
venerdì 31 luglio 2015
giovedì 25 giugno 2015
Sassi
sabato 16 maggio 2015
Psico-banalità dominante (dove siamo andati a finire?)
Ci hanno insegnato che in questo mondo contemporaneo la cultura è
importante e anche la cura della persona; succede che nella realtà i concetti,
le teorie, la retorica volano molto spesso disgiunti dai fatti.
Diversità 7
Quando la diversità era normale si stava felicemente in disaccordo con
ironia, ma con rispetto; ci si confrontava sulle idee e si rideva di sé, senza
attaccarsi morbosamente all’avere, all’essere, al vincere. Perché era abitudine
sorridere di tutto ciò che era consolidato, universalmente riconosciuto, dando
la possibilità alla mente di avere continue formulazioni arricchenti. Ridendo
quasi indifferentemente delle proprie idee si stava in allegria e senza
umiliazione, in questo modo un varco era sempre aperto e si acquisivano idee,
si aggiustavano idee, si agglomeravano nuove idee con pezzi di idee altrui
evitando il rischio di sedimentazioni cementificate.
E poi dopo una lunga passeggiata nella natura si beveva tutti assieme
un buon bicchier di vino.
sabato 2 maggio 2015
Diversità 6
Essere diversi era il comportamento non detto ma dimostrato, era il
complimento e l’apprezzamento tangibile, era la paura svelata, il tempo speso a
guardare, era raccogliere insieme i fiori per fare il tè, era viaggiare sotto
il sole nel sottobosco, camminare a vent’anni nei torrenti, fare uno spuntino
nella natura in un giorno di pioggia, guardare l’altro e vedere qualcosa di
nuovo.
sabato 25 aprile 2015
Diversità 5
Quando i diversi erano veri si faceva uscire le diversità, anche
quelle nocive, rendendole visibili. Questa abitudine trasportava nel flusso
anche ciò che l’individuo non conosceva e gli altri facevano diplomaticamente notare
questo prodotto uscito. Nessuno aveva paura di essere ammalato, perché tutti
sapevano di esserlo e, il fatto di essere ammalati pubblicamente, arricchiva,
perché si teneva ciò che aveva di utile la malattia, si conosceva, si
ottimizzava, si sublimava il peggio e si imparava a vederlo meglio, in ognuno
si vedeva comunque parte di se stessi. Cosicché la diversità disinvolta e
consueta lasciava trapelare i lati ombra sfuggenti evitando che essi
diventassero i padroni.
Iscriviti a:
Post (Atom)




